FEDERICO MARCHIORO

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Beati i puri di cuore

Beati i puri di cuore che in questa distesa di estate
con le loro coperte si sono seduti sui prati
e dalle vertigini della Marmolada
sembrano tanti puntini colorati
mentre scrivono cartoline, mangiano cioccolata.

Beati i puri di cuore che in questa distesa di estate
giocavano con i soldatini sulle panchine di Caprile
e quando il crepuscolo si addormentava
tra i boschi sulle rive del Cordevole
per il nostro albergo ci s’incamminava felici.

Signore ti prego fammi diventare un canto
un canto silenzioso ma duro a morire
uno di quei canti che ognuno si porta dentro
per tutte le volte che il dolore ci viene addosso
e non c’è un posto dove andare.

Beati i puri di cuore che in questa distesa di estate
hanno deciso di vivere e sono scappati da una trincea
si sono fatti tutta la Jugoslavia a piedi
hanno dormito nei fienili sotto le stelle
per riabbracciare i genitori.

Beati i puri di cuore che in questa di estate
da ogni cella della contea hanno acceso una luce
per il compagno, l’amico, il fratello Brooks
nel braccio della morte domani all’alba
giovane vittima innocente.

Signore ti prego fammi diventare un canto
un canto silenzioso ma duro a morire
uno di quei canti che ognuno si porta dentro
per tutte le volte che il dolore ci viene addosso
e non c’è un posto dove andare.

Quando ti ritrovi tutto solo a piangere di nascosto
nello scompartimento di un treno e sei appena partito
per una città lontana, verso una nuova vita.

Signore ti prego fammi diventare un canto
un canto silenzioso che non vuole morire
uno di quei canti che ognuno si porta dentro
per tutte le volte che il dolore ci viene addosso
e non c’è più un posto dove andare.

Signore ti prego
fammi diventare un canto.
 

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